ITA-FRA 2014: Col de Belein e Rennes Le Chateau, tra emozioni e ricordi

Ed eccoci arrivati al momento più importante del viaggio: l’ultimo giorno di permanenza a Carcassonne, il giro di boa dopo il quale inizia il ritorno in Italia ma, soprattutto, il giorno in cui si raggiungeranno due mete importanti: Col de Belein e Rennes Le Chateau. Vi racconto come è andata.

Col de Belein

Questa mattina, quando sono partito per Col de Belein, il cielo era sereno vicino e coperto in lontananza. La mia preoccupazione è che Col de Belein non è un luogo noto. Voglio dire che si tratta di un collinetta tra le montagne del Parco Regionale dei Pirenei Aragonesi. Ringraziando Dio, Internet e Google, nel corso della pianificazione del viaggio mi sono potuto sincerare che le strade erano asfaltate ma, ciò che non sapevo (ma che avrei scoperto), era in che modo le avevano asfaltate. Mentre il GS mieteva asfalto impietosamente (sono tutti bravi con il serbatoio pieno), io mi gustavo la totale assenza di traffico. Lentamente le strade cambiavano vegetazione e, da paesino a paesino le case diminuivano. Ad un certo punto ho cominciato a vedere tetti spioventi, odore di montagna di quelli che sentivo quando andavo a fare le passeggiate con mio padre a Pescasseroli, e il numero di case diminuiva. Vi assicuro che, ad un certo punto, ho trovato un centro abitato con sole 43 abitazioni. 20 da un lato e 23 dall’altro, di cui l’ultima era una catapecchia. La cosa bella è che più mi spingevo dentro e più vedevo cose intriganti: castelli, strade dalla conformazione particolare, etc…

A circa 10 minuti dall’arrivo iniziano le difficoltà. Il navigatore segnala la svolta e la strada inizia a stringersi. “Ci siamo” penso tranquillamente, man mano che proseguivo le macchine davanti a me giravano fino a quando non rimasi completamente solo sulla carreggiata. Il cielo era coperto e il navigatore segnava un’ulteriore svolta. Presa con calma vengo scrutato da un’anziana con un bastone che mi fa la lastra. Di sicuro non vedrà arrampicarsi molti motociclisti per quelle strade. Mancano ancora sette minuti al mio arrivo e non riesco a spiegarmi come mai. La strada inizia a salire tra valli verdi e desolate, mucche al pascolo e cani che abbaiano dentro le case. Ancora una frazione, ancora meno case, nessuno in giro. Improvvisamente mi accorgo che il navigatore segna cinque minuti e una deviazione. Arrivo al momento della svolta e capisco tutto. Salita ripida, fattibile senza problemi se non per un dettaglio. Tutto il mano stradale è coperto da brecciolino fino. Sono cazzi.

Non posso guidare in piedi, non sono abbastanza bravo o forse l’ingombro delle borse è eccessivo. Sticazzi, sono arrivato fino qui, non sarà il brecciolino a fermarmi.

Ingrano la prima e tiro su. Il GS, modello mulo sardo, inizia a salire tirando come uno skylift. Più vado avanti, però, e più aumenta la pendenza e la presenza di brecciolino. Il posteriore inizia leggermente a scodare mentre cerco di mantenere il controllo della moto.

Se andiamo avanti così arrivo sulla luna eccheccazzo!

Fortunatamente l’anteriore rimaneva stabile. Ad un certo punto decido di fermarmi, le ruote si bloccano e io lancio un’occhiata al navigatore. Soli 600 metri dietro la curva davanti a me, sempre in salita. In quel momento inizio a scivolare all’indietro. Era così tanto il brecciolino che il GS ci navigava sopra. Ovviamente era impossibile tenerlo con le gambe, quale vana speranza mi faceva pensare di riuscire a trattenere 185 Kg di moto più le borse, con la sola forza muscolare? Riuscii a intraverarse leggermente la moto per evitare lo slittamento, rimisi la prima e diedi gas per spazzare via un po’ di sassi con il rischio di uno scodamento. Giocai con la frizione e magicamente funzionò: gli pneumatici (ottimi davvero) presero grip immediatamente e mi fecero superare la curva. Discesa dritta con brecciolino fatta in freno motore per non infastidire i sassolini. Era tutto coperto da alberi e poi, dopo qualche metro. Uno spiazzo, delle pecore e la mitica panchina che mi fece innamorare di Col de Belein. Però, il problema, è che non avevo visto tutto. Scavallai scansando le montagne di escrementi, tosli il casco spegnendo il motore e scese un silenzio rotto solo dal vento. Nessun altro rumore. Una cosa a cui non ero più abituato. Mi girai di scatto e vidi qualcosa di stupendo e capii perchè mi fossi arrampicato fino a lì.

Davanti a me si apriva tutta quanta la vallata a perdita d’occhio e si stava illuminando tutta in quel momento perchè le nuvole si stavano diradando. Rimasi lì letteralmente estasiato e mi passò davanti un’acquila che seguii solo con lo sguardo perchè l’iPhone ha chiesto pietà. Non riusciva ad inquadrarla. Credetemi, è difficili spiegare la bellezza e l’armonia con cui la natura muove il mondo. Un meccanismo perfetto a cui temo non siamo più abituati. Nel frattempo un gregge di pecore fece la sua comparsa incurante della mia presenza continuando a brucare e a fare la cacca (scusate ma è dovere di cronaca). Arrivò anche il pastore con il cane che, vedendomi lì, venne e mi diede una leccata alla mano tutto felice. Sguardi rapidi con l’uomo e un saluto con un sorriso. Non vede quasi nessuno. Forse qualche appassionato di trekking o qualche avventuriero in bici ma secondo me ne vede veramente pochi. Restai lì un po’, indisturbato, capendo perchè ero salito fin là sopra e mi dispiacque tornare nel mondo. Invidiai quel pastore perchè lui non avrà avuto molto (poi è tutto da vedere) ma tutte le mattine aveva quello spettacolo e nessuno gli rompeva gli zebbedei. Non si tratta di solitudine. Si tratta di entrare in armonia con se stessi. Giusto per la cronaca. Rimonati a cavallo e feci dietro front alla volta di Rennes Le Chateau. Un momento a dir poco storico che attendevo da oltre 10 anni. Una località controversa su cui si è scritto e detto molto ma che io ho nel cuore solo per motivi affettivi. Non sono un cacciatore di tesori (ammettendo che ne esistano). Prima di proseguire nel racconto qualche piccolo dettaglio tecnico. Chiunque volesse andare a Col de Belein deve impostare il navigatore con le coordinate perchè la strada non ha nome.

Le coordinate sono queste: N 42.978645, E 1.077863

Tecnicamente in due è difficile che la moto vi porti su senza scodare ma non voglio azzardare ipotesi. Unico consiglio: siate estremamente cauti. Non ci sono protezioni e spesso camminerete al margine dello strapiombo. Una volta dentro, non se ne esce più. Occhio. È comunque molto fattibile. Vi raccomando le foto di questa prima tratta.

Rennes Le Chateau

Con gli occhi non la vedrete, metteteci una pietra sopra. Non troverete una casa, un monumento, non troverete niente, neanche un’insegna. Fino alla fine poi, improvvisamente…

Quasi casco dalla moto per fare la foto. Non ha importanza, la raccolgo. Invece no, le gomme tengono di nuovo ed io sono bravo a frenare in modo molto controllato. Scatto la foto e inizio a salire. Guardo in alto e cerco una maledetta abitazione ma niente, questo paesino è invisibile, ecco perchè lo avevano scelto per farci una roccaforte. Continuo a salire fino a quando non scorgo una casetta. Tornati e contro-tornanti mi portano ad una signora cicciona che parla almeno 5 lingue. Inquadra subito il soggetto e attacca in italiano.

Qui il parcheggio è gratis. Più vicino al paese costa 2 euro.

PAGO! PAGO 2 EURO SIGNORA!

Un ticket giallo (o forse verde perchè io non vedo bene alcuni colori) mi fa oltrepassare una specie di barricata fatta dai parcheggiatori e 50 metri dopo una salita ripida, inizia una discesa sterrata.

Tacci vostra ma na’goccia d’asfalto no eh?

Lascio la moto tirando le cose a casaccio e tenendo con me solo il marsupio e la giacca perchè il cielo si era nuovamente coperto e finalmente, risalita la rampa sterrata, lo vedo

Inizio a canticchiare tra me e me una canzoncina che più o meno dice così:

Sauniere dove sei…dove minchia seiiii….gnè gnè gnèèèè

Chiaramente sono entrato nella modalità bambino eccitato deficiente che gioca ma che volete farci, tanta era l’emozione che, immediatamente, mi sono buttato in un vicolo e ho evitato la strada principale. Ed è stato così, quasi per caso, che l’ho vista. Affacciata sulle vallate, sospesa nel nulla, proprio lei: la Torre Magdala.

Sindrome di Stendhal immediata. Immobilismo, spegnimento neurale, rincoglionimento andante. Sto per mettermi ad urlare Egalitè, Fraternitè, Pappappèèèè ma mi riprendo e imbocco la via. È esattamente come l’ho studiata per dieci anni. Stessi colori, stesse forme solo che è…vera ed è più bella. L’emozione è veramente forte. Molto, credetemi. Cerco un modo per entrare e scopro che devo pagare. Prendo la carta di credito, i contanti, la lametta per le vene ed entro. Pago in qualsiasi modo, anche in natura. La prima cosa che visito è la chiesa, quella è gratuita (e ci mancherrebe altro). Sulla chiesa potrete leggere di tutto e di più. Strani simboli, strane coincidenze, strani avvenimenti ad ore del giorno ma l’unica cosa veramente particolare è che in quella chiesta è presente una statua del diavolo che, benchè regga un acquasantiera, è una cosa strada. Il diavolo non viene quasi mai inserito all’interno delle chiese. Però non dilunghiamoci in queste simbologie, se volete saperne di più studiate (non guardando il Codice Da Vinci che poi mi chiamate alle 11 di notte per organizzare spedizioni come alcuni amici…le cose importanti non sono le fandonie).

Mi scuso per le foto, alcune sono sfocate ma la chiesa praticamente non è illuminata per preservare quei pochi affreschi e quindi il problema è che l’iPhone non sempre è riuscito a mettere a fuoco. Oltretutto la chiesta è minuscola, noi eravamo un’orda di turisti e dentro ci sono i pochi della popolazione che, poracci, cercano di pregare dentro la loro chiesa. Pensa che palle sentire ogni volta vociare e schiamazzi. Anche perchè alcuni turisti (anche italiani) sono veramente cafoni, lasciatemelo dire. In chiesa si sta zitti o si parla a bassa voce. Se tuo figlio non è capace o gli tappi la bocca, o gli molli un ceffone o lo leghi al primo palo fuori dalla chiesa e possibilmente lontano…oppure non entri.

Anche la chiesa è identica a come l’avevo studiata e immaginata e mentre tutti andavo a pagare per visitare il presbiterio di Sauniere, io mi divertivo a cercare tra i turisti i cacciatori di tesori e ce n’era uno solo! Come si fa ad individuarlo? Libri, libretti, mappe segnate con il serpent rouge disegnato con pennarello e cerchietti fatti nelle zone degli scavi. Non sapevo se ammirarlo o averne pena ma lui, come me, era affettivamente legato a quel post e quindi solo un dignitoso e composto rispetto.

Uscito mi sono recato al presbiterio. Sostanzialmente sono stanze in cui sono raccolti i cimeli di Sauniere e molte testimonianze storiche come gli atti del processo o cose del genere. Alcuni pannelli hanno delle immagine scansite che fanno pena però. Oltretutto la scrittura dello stesso Sauniere è stata indecifrabile per me non conoscendo il francese. Però una cosa attira la mia attenzione: un rimando al Carcassonne e di fatto nel cimitero c’era una lapide diversa dalle altre. State buoni non è niente di che! È una cosa che chi ha studiato riconosce e altri no. Stessi simboli presenti nella chiesa. Risi quando ero a Carcassonne perchè ero sicuro che avrei rivisto quei simboli oggi (è come sentirsi un po’ di casa).

Al di là delle testimonianza e del cacciatore di tesori che filmava tutto, scriveva tutto e fotografava tutto meno che la compagna/moglie, sono uscito alla ricerca della torre e finalmente ci sono entrato! La torre fu usata da Sauniere come sua biblioteca/ufficio personale. Infatti anche da questo nacque il problema. Un prete arriva in un paesino e non si sa dove abbia trovato i fondi, improvvisamente, per rifare la chiesa e tutto il resto. C’è chi parla di oro templare e chi parla di donazione da amanti. Sinceramente non so cosa cambi. Ormai su quel suolo ci sono passati tutti: se ci fosse stato qualcosa lo avrebbero trovato e i primi a trovarlo sarebbero stati quelli del Vaticano che, probabilmente, qualcosa hanno trovato. Quelli non vanno in giro con le cartine…quelli sanno tenere i segreti, non so se mi spiego, è una dote rara al giorno d’oggi.

In cima alla torre trovo uno spettacolo inquetante. Immaginate 20 persone sedute sul gradino intorno ai merli della torre. Tutte con gli occhi chiusi, la testa reclinata leggermente indietro come morti. Un gruppo di meditazione yoga o qualcosa di simile, però vi assicuro che sembravano 20 morti. Esco e decido di andare al cimitero. Sì quello famoso in cui pensa che sia sepolta Maria Maddalena, o l’Amante di Sauniere o il Santo Graal (ma lo sapete che in questo momento, nel mondo, ci sono almeno 3 persone a guarda di quello che considerano il Santo Graal?…ridicolo). Una è vicino al fiume Tigris. Il cimitero è stato chiuso nel 2004 agli occhi dei turisti, un’enorme porta nera impedisce l’accesso se non alle famiglie dei defunti. Immaginando qualcosa di simile ho rubato uno scatto dal dietro ma non si vede molto.

Ho trascorso molte ore a Rennes Le Chateau, ho pranzato presso il Giardino di Maria, a 50 passi dalla torre in un piccolo e riparato giardinetto sotto un enorme albero dalle foglie luminose. Mi sono gustato un buon pranzo e ho chiuso un capitolo importante della mia vita. Vi lascio le foto e spero vi piacciano. Ho riflettuto molto su Rennes Le Chateau. Sauniere, tanto additato dal popolo del paese, ha creato la sua fortuna (perchè credetemi, sarebbe un buco abbandonato nel nulla). Mi domando se la gente de posto non voglia essere lasciata in pace. Nel 2008 Rennes Le Chateau contava solo 92 anime, capite quello che intendo? Tutti i gioni turisti a spiare dalle finestre, a gironzolare per le strade…è pesante.

Ora è tempo che organizzi il mio rietntro. La prima tappa al contrario sarà Arles. Vi terrò aggiornati con un altro post questa sera. Rimanete sintonizzati!

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