ITA-FRA 2014: da Carcassonne alla fine della Terra

Quella di oggi è un’avventura che è durata quasi sei ore. Sono successe piccole avventure davvero emozionanti e vi invito a leggere il resoconto perchè ci sono anche dei consigli su luoghi da vedere. Ora vi racconto cosa è successo.

 

Questa mattina a Carcassonne faceva fresco, c’era odore di montagna d’estate, tipo quello che sentivo a Madonna di Campiglio. Ciò detto mi sono messo in viaggio con calma e ho iniziato a fare la strada al contrario. Tuttavia, come avevo annunciato ieri, il mio punto di arrivo non sarebbe stata Arles ma la Route des Saintes Maries de la Mer. Questa strada, in sostanza, attraversa le saline e arriva fino alla fine della terra calpestabile. Capirete l’emozione. Per cominciare, circa due ore dopo la mia partenza, mi sono trovato in coda sulla superstrada. Circa 20 chilometri di fila. Ovviamente io ne avrei dovuti fare 14 ma, essendo ospite dei cugini, ho fatto ciò che avevo letto su una guida e visto con i miei occhi. Mi sono letteralmente tuffato tra le due file di macchine. Magicamente hanno iniziato nuovamente tutti a spostarsi, come vi avevo già raccontato. Sono riuscito a venire a capo della coda più rapidamente del previsto ma vi dico che è molto stancante. Concentrazione al massimo e quando un francese non vi vede dallo specchietto, fate salire un po’ di giri il motore. Come vi sentirà si farà più a destra (o sinistra) per farvi passare. Sembrava guidasse l’ambulanza, troppo fica questa cosa. Comunque, torniamo al viaggio. A parte una sosta dopo Montpellier per fare un minimo di benzina (anche se il GS stranamente non ha molta sete…leggasi, consuma poco rispetto le mie aspettative), ho tirato fino alla strada saltando anche il pranzo. Vi dico che mi è dispiaciuto lasciare la zona di Carcassonne: è meravigliosa ed era pura vacanza. Anche questa lo è, ed è ancora più avventura in un certo senso, ma sto tornando. Comunque…a circa 30 Km dal mio arrivo, il navigatore mi fa svoltare a sinistra e poi a destra. Alla prima svolta mi sono trovato faccia a faccia con un piccolo allevamento di cavalli. Alcuni turisti si erano fermati per dargli da mangiare ma solo un cavallo era veramente sfacciato (e infatti mangiava più degli altri). È stato piacevole. In questa zona di cavalli se ne vedono molti.

Ripartito mantenendomi al limite consentito (80 Km/h), il navigatore mi fa girare a destra e da lì iniziano le cose strane. La strada comincia dapprima a stringersi, poi il vento diventa più intenso e violento fino a quando, superato il piccolo centro abbitato denominato Salin di Giraud, andare dritto ha cominciato a diventare quasi impossibile. L’asfalto si è fatto più rovinato, il vento più forte e le raffiche più frequenti. A 13 Km dalla meta guidavo storto per andare dritto. Ero letteralmente inclinato di qualche grado per combattere il vento persistente che alzava da terra sabbia, e terriccio. Sembrava la fine del mondo. Come me, ovviamente, erano in difficoltà anche gli automobilisti che, però hanno 4 ruote e non devono mantenere l’equilibrio. Il GS si è comportato bene, i deflettori laterali fanno il loro sporco lavoro e permettono all’aria di fluire quanto più possibile ma tirava così tanto vento che….

…che improvvisamente senza accorgermente mi ritrovo circondato da acqua. La lingua di terra era sollevata circa mezzo metro da quello che sembrava un mare limpidissimo. In teoria ci si sarebbe potuti fermare in qualsiasi momento a fare il bagno esattamente come vedrete nelle foto. Acqua blu in lontananza e perfettamente trasparente a riva. Per me trovare uno spiazzo in cui fermarsi era facile, vento a parte. Ero molto contento ma non avevo raggiunto ancora la destinazione ossia quel punto in cui la strada finisce e inizia inevitabilmente il mare.

Rimontato in sella sono andato ancora più avanti, costeggiando un camper fermo con la famiglia intenta a fare foto ad un centinaio di rondini che planavano e si rialzavano in volo. Sembrava un po’ “Uccelli” di Hitchcock perchè, mentre sei alla guida, vederti questi uccellini che ti passano dappertutto e ti sfiorano, ti mette l’ansia di ucciderne qualcuno per sbaglio. Improvvisamente l’acqua sparisce e lascia il posto ad un’enorme ed ingiustificata landa completamente bianca. Non c’è niente altro se non un macchinario strano, messo in mezzo a cumuli di quello che deve essere inevitabilmente sale. Capisco di essere alle saline e di essere molto vicino alla mia destinazione quando, all’ennesimo lembo di terra, il vento si fa impossibile. 30 Km/h, i camper ondeggiavano ed io quasi dovevo mettere i piedi a terra. Guidavo il GS come quando avevo la Z750: in assetto sportivo, nella speranza di riuscire ad essere un po’ più aerodinamico. Prendevo certi schiaffoni dal vento che non immaginate e tutto questo per circa 1,4 km dopo i quali il camper davanti a me girò ed io mi trovai alla fine della strada. Ero arrivato.

Una sbarra, un sasso e una spiaggia con un mare blu infinito davanti. Tutto intorno c’erano campeggiatori che giocavano a bocce, bambini che correvano, jeep che si inerpicavano sulle dune di sabbia e gente che faceva kitesurf. Praticamente c’era il panico. L’unico deficiente con la moto ero io ed essendo tutta sabbia, il GS non ne voleva sapere di stare sul cavalletto. A parte qualche sassolino, non c’era niente di più largo per creare una base. Dopo 10 minuti di tentativi mi fermai per qualche foto accanto ad un chioschetto. Mi allontanai per immortalare il panorama e al mio ritorno un tizio mi bussò sulla spalla. Lo identificai come dell’est Europa. Mi fece il segno di scuse con la mano aperta e mi bussò sulla schiena. 

Tu tanta strada! Tu italiano!

Sì…sono italiano.

Forza Italiaaaaa!!!!

Ridemmo mentre lui spiegava all’amico il perchè delle protezioni. Vedevo che indicava gli avambracci e simulava il segno della caduta. Mi girai, mi diedi una sonora grattata di nascosto, e rimontai in sella sfidando il vento e gli uccellini assassini. Ero stanco, non estremamente provato a dire il vero, ma erano quasi sei ore che stavo sulla moto e affrontavo vento, traffico e difficoltà varie. Ero comunque molto soddisfatto dell’itinerario e così, arrivato in hotel ho smontato la moto e sono andato alla reception. NON FATELO MAI! ACCERTATEVI DI AVERE LA STANZA PRIMA O DOVRETE LEGARE TUTTO DI NUOVO.

L’hotel presso cui sarei dovuto stare ha avuto un problema. È esplosa una conduttura e, scusandomi, mi hanno prenotato la camera in un altro hotel poco lontano. Stesse condizioni, stesso prezzo, pù servizi. Quando sono arrivato, dopo aver per l’appunto smontato tutto, mi sono sentito dire che l’albergo era un altro. Stessa catena ma altra posizione. Volevo morire. Per lo meno ciò che è successo dopo è da apprezzare.

Camera con vista su Arles, stanza lusso: dimensione da tripla (quindi molto più spaziosa) ma solo con letto matrimoniale. Sconto sul prezzo di 10 euro. Bagno decisamente interessante e piscina disponibile anche di notte. Cacchio. Vi lascio alle foto, mi attende un bel bagno caldo perchè c’è la vasca ed io ne ho tutta voglia.

 

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