Italia-Portogallo: Giorno 01 e 02 – L’imbarco e il viaggio a Barcellona

C’è stato un momento in cui ho pensato fosse un sogno. Il corridoio della nave deserto e le luci sparate neanche fossimo a Las Vegas, mi muovevo in un silenzio onirico, tra pavimenti lucidi e riflessi brillanti. È durato un attimo, giusto il tempo di vedere alla mia destra un motociclista, ebbi la sensazione di fissare uno specchio. Giacca aperta, sguardo stanco ma aggressivo, tipico di chi deve reggere ancora ed è abituato a stare sotto fatica. I nostri occhi si sono incrociati, mi sono rivisto in lui l’anno prima.

Giorno 01

Questo viaggio è iniziato in modo diverso, non voglio dire “bene” o “male”, limitiamoci a dire diverso. 18 ore su questa nave che ospita tante culture differenti e Laura, poco prima di imbarcare l’auto, mi scrive che gli automobilisti sono tanti ma nessuno di loro parla con gli altri. Già, quella ormai è una prerogativa dei motociclisti e dei viaggiatori. Accanto a noi siede un signore marocchino e Laura gli chiede dove è diretto. Le nostre cene si spiegano sui tavolini di vetro, ci guardiamo con curiosità.

Quanto è bello essere “umani”? Scambiamo due chiacchiere con una signora del nord Italia, la moto abbatte i confini e apre la mente all’altro. Quando sei per strada te ne fotti del colore della pelle (soprattutto se devi risolvere un problema).

Dopo una lauta cena, interamente organizzata da Laura, abbiamo deciso di dormire. Siamo una coppia navigata, abbiamo i nostri problemi ma abbiamo anche i nostri punti di forza e funzioniamo proprio bene. Il vero problema, semmai, è che ultimamente abbiamo avuto poco tempo per noi. Ci guardiamo quasi di nascosto per capire cosa fa l’altro e poi via: a dormire. Ormai il nostro viaggio è iniziato.

Giorno 02

La voce dell’altoparlante è come uno schiaffo, apro gli occhi in una distesa di corpi buttati come gatti stanchi su divanetti, pavimenti, angoli di stanza. Se fosse un romanzo d’arrivo quella sarebbe ciò che resta di un’orgia dionisiaca ma la verità è che siamo i sopravvissuti alle prime 7 delle 18 ore di viaggio. E la stanza della speranza, il solito carnaio.

Ci guardiamo con una ragazza, i suoi capelli sono tutti da un lato. Di femminile le restano solo gli occhi e la bocca, per il resto è una specie di zombie come me. Laura è sveglia, ci siamo presi a calci tutta la notte.

Il nostro vicino marocchino inizia a sentire qualche video strano su YouTube mentre io cerco casa di Claudio e Stefania vicino la sagra da familia. Sarà bello rivedere questi due amici.

Sono le 16.51, manca poco ma siamo senza telefono né connessione. Il nostro amico marocchino racconta qualcosa di avvincente ad un suo connazionale. Il suo termos blu ormai è vuoto, rimane solo una bottiglia di acqua senza più ghiaccio.

Finalmente lo sbarco, un susseguirsi di sirene, vibrazioni e gente che rimonta i bagagli e lascia la sala ormai devastata. Dopo 18 ore questo locale che ci ha ospitato ha perso molta della sua eleganza. Il sole di Barcellona ci accoglie nella città di Gaudí, siamo stanchi ma carichi allo stesso tempo.

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