ITA-GER: giorno 14 – Il campo di concentramento di Dachau

Per descrivere il campo di concentramento non ci sono parole. Arriverete preparati, ci saranno centinaia di persone ma lentamente verrete portati in un mondo in cui qualcosa bell’uomo è andato storto.

Dachau ha un centro informazioni molto efficiente. Nessun biglietto d’ingresso perché la cultura deve essere accessibile, sia mai che si corra il rischio di ripetere questa stronzata. Le audio-guide costano 4 euro e si pagano solo cash. Ci vogliono diverse ore per girare bene il campo e solo alla fine arriverete ai forni: il primo, più piccolo e poi il secondo che include anche le docce.

Gli sguardi di molti turisti sono cambiati, diventati più attoniti perché un forno crematorio nazista quando lo vedi di persona ti sembra molto meno affascinante e molto più spaventoso. Capisci che l’umanità è finita quando restata progettato il piano scorrevole per infilare i corpi dentro e senza membro accorgertene ti ritrovi in una stanza di medie dimensioni con il tetto basso. Sono le docce di gas: le camere a gas in cui i prigionieri venivano portati con l’inganno.

Si spogliavano, morivano, venivano accatastati e lentamente smaltiti mediante cremazione. In questo posto, se esiste, Dio non è mai entrato nonostante le chiese. Avrebbe troppo schifo a farlo e gli darei ragione.

Ecco cosa è Dachau, un luogo senza Dio e senza alcuna umanità. Un pozzo nero in cui si aggirano oggi turisti alla ricerca di chissà quale verità. Ma la verità è una sola: abbiamo fatto schifo e la cosa bella è che se non stiamo attenti corriamo il rischio di rifarlo.

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