Cosa ne pensate dei limiti a 30 nelle città?

A Roma la proposta è stata fatta molto tempo fa e ancora se ne discute ampiamente. Di recente un incidente stradale nel quartiere Tuscolano ha riacceso la discussione.

Germania, Svizzera, Austria, Portogallo, Spagna, Olanda, in ciascuno di questi paesi ho trovato nel centro città il limite a 30 km/h. Voglio raccontarvi come ho vissuto il momento e quello che penso della proposta fatta a Roma, anche a seguito dell’incidente in cui è morto uno scooterista.

In altre città il limite a 30

Che in altre città di Europa sia presente il limite a 30 è verissimo, anche in molte città italiane è presente questo limite. Permette di girare all’interno del centro ad un’andatura così bassa che è sostanzialmente azzerata la possibilità di effettuare incidenti mortali. A 30 km/h la fisica permette ai mezzi di fermarsi in meno di due secondi, riducendo impatti e incidenti gravi, permettendo un controllo del mezzo assoluto e una reattività senza pari. Questo è vero e lo sappiamo tutti.

La prima volta che ho incontrato il limite a 30 è stato in Svizzera e sul momento ho pensato alla difficoltà nella gestione della moto. Eravamo in due, carichi di bagagli, ho pensato che il motore ne avrebbe sofferto e invece ho capito che era possibile. Quello “teso” alla guida ero io, abituato alla modalità di guida romana “sempre pronto a scartare a destra o sinistra”.

Ho apprezzato il rispetto del limite per un motivo particolare: avete tempo e distanze per “sbagliare” la manovra. Un’immissione complicata, una manovra riuscita male, viene perdonata senza nessun tipo di ripercussione sulla viabilità. Quando si corre, la distanza di sicurezza perde la sua efficacia e c’è meno tolleranza nel giustificare una manovra.

A Roma…al centro…ma come?

Roma è “tutto centro”, bisognerebbe fare uno studio veramente attento. Il centro di Roma è grande quanto Milano e l’idea di rendere tutto fermo a 30 rischia di essere improponibile ma può essere fattibile se pianificato con cura.

Roma e le altre città

Dobbiamo cambiare cultura in merito alla guida: la maggior parte di noi non sa guidare, ci si rende conto di questo viaggiando e vedendo come negli altri paesi si pensa molto meno ad “esser piloti” e molto più “orientati agli altri”.

Ovviamente questo è un argomento che fa discutere molto ma io ricordo molto bene una litigata con un motociclista che pretendeva di prendere contromano la strada d’ingresso a Campo Imperatore superando una decina di moto, solo perché voleva superare i 100 Km/h e mettendo a rischio la figlia di uno dei motociclisti con una manovra davvero azzardata. Anche su YouTube in molti commentatori hanno scritto messaggi del tipo:

Se io sono in grado di governare la moto e non ci sono macchine in senso contrario perché non farlo?

Voi capite che abbiamo un problema: siamo onesti, abbiamo un serio problema.

Non è solo un problema di limiti

Il problema è rispettare le regole: mettere un cartello non garantisce che le persone rispettino quei cartelli. Il rispetto è dato da due elementi chiave:

  • La coerenza del limite, che deve farlo percepire come sostenibile e accettabile.
  • I mezzi di monitoraggio, che devono evitare agli idioti le “alzate di testa da pilota”.

La coerenza del limite

Parliamo del primo punto: esistono strade a due corsie, dritte e ampie, dove un limite a 30 potrebbe essere veramente limitante. Non sempre i limiti sono adeguati per il tipo di strada da fare, rivedere i limiti è fondamentale in un’ottica di corretto deflusso del traffico. Io abito in una zona in cui vi sono graduali restringimenti di carreggiata e nei quali si raggiungono 30-35 Km/h in molto graduale e molto naturale. La persona viene “spinta” ad evitare di accelerare proprio per le tipologie di strade in cui viene immessa.

È chiaro che una strada a due o tre corsie, dritta, con semafori ogni 200 metri, difficilmente può sostenere un limite a 30 Km/h e forse varrebbe la pena tornare ai canonici 50 Km/h, per lo meno per le corsie più esterne.

Monitoraggio

Le persone non sono attente ai cartelli (e alla guida), altri invece vogliono proprio correre e quindi è importante garantire dei corretti sistemi di monitoraggio che possano i virtuosi da quelli che invece procedono come proiettili nel traffico. Tenete presente che oggi è difficile trovare persone che mettono la freccia! Pensare che il solo cartello possa risolvere la situazione è un’utopia e non è realistico.

Ci vuole tempo ma dobbiamo farlo

La cultura alla guida (come il resto delle culture) richiede tempo e pazienza ma poi si afferma quasi naturalmente. Non è possibile continuare ad ignorare il problema.

A distanza di pochi giorni l’incidente in moto a Milano (che ha fatto ribaltare un taxi) e quello al Tuscolano di Roma, segnano un trend in aumento che deve essere controllato e chi pensa di essere un pilota provetto e non aver bisogno di limiti è proprio quello che dovrebbe farsi due domande di più. Questo è un argomento che vede posizioni diametralmente opposte, ecco un commento di un utente Facebook a seguito di un post di Roma Fa Schifo

La velocità, la velocità, la velocità, sempre a rompere i coglioni con sta caxxo di velocità… Ma a quanto poteva andare un veicolo che da via Gela o da via Tuscolana imbocca via della Stazione Tuscolana per andare a piazza Ragusa, oltretutto in prossimità di una Curva a sinistra?

Ma fatela finita, e accertatevi di come vengano rilasciare le patenti e di quanta gente al volante usi: truccarsi, stare al telefono, parlare con amici, grattarsi gli zebedei, etc etc…

Tutta la colpa sempre alla velocità, grazie ai vostri deliri ci mandate in giro come lumache e gli incidenti non accennano a diminuire perché al volante (e al manubrio, perché non è detto sia stata colpa della persona che guidava la vettura…) continua ad esserci gente che ha la merda nel cervello, altro che velocità.

Ma il problema della “gente che non sa guidare” esiste? Beh, certamente sapete meglio di me che la condizione di guida di Roma è pari a quella di una giungla in cui non c’è cooperazione tra i guidatori ma solo ostilità. Le manovre vengono fatte in modo egoistico, spesso senza mettere indicatori di direzione e senza nemmeno frenare (tanto qualcun altro mi farà passare). Ecco, credo che tutto questo sia vero ma è altrettanto vero che una corretta velocità possa evitare ad una moto di ribaltare un taxi!

Uno scontro di civiltà

Tutto questo finisce per essere semplicemente uno scontro di civiltà ma questo scontro può costare vite umane e ciò lo rende inaccettabile.

Quindi, sì, io sono favorevole affinché vi sia più rigore ed educazione stradale, con maggiore rispetto dei limiti anche se questo potrebbe andare a detrimento di una mia urgenza un domani. Preferisco arrivare tardi che arrivare rotto o non arrivare affatto. Per correre ci sono le piste e i circuiti: la vita non è Need for Speed o Fast and Furious e questo vale per tutti, anche per noi motociclisti.

E comunque, ieri 29 marzo, sul Raccordo a Roma c’era l’ennesimo incidente. Stavano praticando il massaggio cardiaco al motociclista quando siamo arrivati e la moto era distrutta, letteralmente distrutta. Vi assicuro che è stata una scena molto pesante ed io non sono uno tenero; spero sia sopravvissuto.

Eleganza contro cafoni

Vorrei chiudere con una chiosa: forse chi corre facendo lo slalom come nei film pensa di essere “un fico” ma in realtà è solo un “cafone” che importuna gli altri in modo arrogante. Anche se fatta con marchi blasonati, con bellissime auto/molto, rimane una cafonata e di conseguenza a farla sono cafoni. L’eleganza non si esprime così: l’eleganza si esprime con il rispetto, l’eleganza è discrezione ma i cafoni non saranno mai eleganti. Saranno solo degli urlatori che vorranno esprime la loro cafonaggine con manovre scomposte a detrimento degli altri.

Basterebbe il buonsenso ma sappiamo tutti che non è ampiamente diffuso e di conseguenza si vedono necessarie misure senza le quali gli incidenti sono più frequenti.

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