Ovunque ma non qui

Ma quanta voglia avreste di partire ora? Che fosse estate e fosse il giorno prima delle ferie, dopo oltre un anno infernale? Di poter stringere le mani intorno alle manopole della moto e dare gas?

Ricordo che una mattina di settembre, ancora faceva caldo e non pioveva a dirotto, ero su una strada bianca. Spensi il motore e scavallai sentendo il classico rumore della molla del cavalletto che si tende e del metallo che si prepara a riposarsi.

C’era qualcosa in quella lingua bianca attraversata solo dal suono del vento, dimenticata per un momento da noi umani. C’era qualcosa di perfetto, di unico, di essenziale e minimalista.

Il mondo sarebbe potuto finire in quell’istante ma nessuno avrebbe potuto togliere a quel panorama la sua perfezione. Quella perfezione che molti di noi vanno cercando tra strade di campagna e scorci da ammirare.

La natura, nella sua complessità offre una perfezione che l’uomo non può far altro che ammirare e guardando quella lingua di terra desolata la prima cosa che ho pensato è che gli uomini sarebbero dovuti stare “ovunque ma non qui“.

Quanta voglia avreste di partire ora? Di trovarvi in un luogo come quello nella foto?

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